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17/05/2010
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23/03/2010
INIZIATIVA \"CULTURA DEL RISPARMIO\"

 
Tutte le iniziative dalla Banca
Nel salone aperto al pubblico, al piano terreno della Cassa Rurale ed Artigiana di Cortina d'Ampezzo e delle Dolomiti, si trova esposta una delle più importanti opere artistiche di Cortina: le "Sibille".
L'affresco fu scoperto per caso nel 1893, durante alcuni lavori di restauro dell'Hotel Stella d'Oro (presso l'attuale sede della Cassa). Si ritiene che la casa in cui si trovava l'affresco, poi divenuta albergo (Stella d'Oro), fosse proprietà di una famiglia eminente, e in essa si recasse a tenere udienza il capitano di Botestagno (la postazione difensiva alle porte di Cortina): dunque si sarebbe trattato di un palazzo nobiliare. Il dipinto, staccato dalla sua sede originaria, è attualmente in ottimo stato di conservazione, protetto da una lastra di plexiglass. Rappresenta le mitologiche Sibille e le sue caratteristiche "giottesche" lo fanno risalire alla prima metà del XV secolo.

L'identificazione delle figure non è del tutto chiara: da sinistra, si riconosce la "Sibilla Valuensis", simbolo della giustizia. La seconda, che regge in mano una palma, pare essere la "Sibilla Nicaulia" o la "Sibilla Tiburtina", purtroppo il nome non si legge. La sibilla centrale accarezza tre leoni e, secondo il cartiglio che regge in mano, è identificabile con la "Sibilla Portuensis"; ma potrebbe anche trattarsi della "Sibilla Libica", come è detta quella dei leoni. La quarta, la meglio conservata tra tutte, dovrebbe essere la "Sibilla Eritrea", che indica con la mano destra i raggi del Sole. La quinta sibilla è anche la più misteriosa; indossa una corona diversa e, a differenza delle altre, guarda verso l'esterno.

Ricerche sull'origine dell'affresco sono stati fatti da Salvatore Settis, in un breve studio del 1985 ("Le Sibille di Cortina", in "Renassance studies in honor of C.H. Smyth") e ancor prima da Ettore Tolomei che, nel suo scritto del 1908 "Le Sibille giottesche a Cortina d'Ampezzo" (Cortina era ancora sotto l'Impero Austro-Ungarico), le definisce "un antico e prezioso testimonio di pertinenza artistica alla penisola".

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